Esplorazioni

1907 – Pechino-Parigi in 60 giorni

La Metà del Mondo vista da un’automobile

– di Luigi Barzini

Tutto è cinto da muri in Cina: l’Impero, le città, i templi, le case. L’ideale della vita cinese è una tranquilla prigionia.

Uno dei più grandi giornalisti italiani, racconta l’impresa del Raid Pechino-Parigi su un’auto Itala 35/45 HP come inviato del Corriere della Sera in viaggio con il Principe Scipione Borghese ed il meccanico e autista Ettore Guizzardi. Ma il racconto di Barzini è molto di più che la cronaca di un’incredibile avventura; con umorismo e sapienza ci descrive i popoli, il sapore del fango ed il silenzio del deserto, le montagne e le città, ma si sofferma specialmente sugli uomini e le donne che incontrano: “La nostra corsa somigliava molto alla vita.

Il quotidiano Le Matin di Parigi aveva lanciato la sfida: «Quello che dobbiamo dimostrare oggi è che dal momento che l’uomo ha l’automobile, egli può fare qualunque cosa ed andare dovunque. C’è qualcuno che accetti di andare, nell’estate prossima, da Pechino a Parigi in automobile?»

In un appassionante susseguirsi di pagine, di polvere e di acqua, di viottoli, deserti e grandi spazi, ecco una delle grandi avventure dell’epoca moderna:

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In certi viaggi bisognerebbe sempre lasciare l’orologio a casa; esso è un cattivo compagno, che vi scoraggia mostrandovi quanto il tempo è lento a trascorrere. Noi vivevamo fuori del tempo. Avevamo l’impressione d’esser in marcia fra le montagne da un’epoca indefinibile: ciò abitua e rassegna.

Al pozzo di Pong-Kiong eravamo aspettati. Il piccolo telegrafista cinese al quale è affidata quella stazione, ci è venuto incontro fuori del suo recinto, e ci ha ricevuti con grandi dimostrazioni di contentezza.

Deploro di non ricordare il nome di questo eroe, che vive nel deserto per permettere all’Occidente e all’Oriente di parlare fra loro. La più vicina città, Kalgan, è a quasi 300 chilometri. Urga è a 800 chilometri. Qualunque cosa accada a quell’uomo, egli non può fuggire. L’immensità dello spazio equivale ad una prigione.

Per riunirsi all’umanità egli deve viaggiare otto giorno, da pozzo a pozzo. Nessuno può soccorrerlo. L’isolamento del carcerato in una cella di fortezza non è così assoluto e terribile: il carcerato sente vivere il mondo; gli arrivano echi ai quali associare i suoi pensieri. Quel che v’è di più spaventoso nel deserto è il silenzio.

A poco a poco ci trovammo sulle vette tondeggianti di quelle dune, per passaggi scavati nella rena dal lungo transito delle carovane. E da lassù per la prima volta vedemmo, simile ad un oceano, azzurro e incerto nella limpidità dell’orizzonte, l’altipiano mongolo.

Eravamo ridotti in uno stato indescrivibile. I nostri volti erano letteralmente neri di polvere, ed avevamo sui vestiti tutta una incrostazione dei diversi fanghi con i quali avevamo fatto intima conoscenza lungo il percorso: fango nero dei pantani, giallo del Chara-gol, bianco dell’Iro. Ci portarono acqua calda, acqua fredda, sapone, pettini, asciugamani, spazzole, e poi sigarette, vino, latte, biscotti, frutta in conserva…

Un grande libro. Buona lettura!

Immagine: la “Itala 35/45 HP” del Raid Pechino-Parigi. Cartolina postale dell’epoca.

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