Esplorazioni

Ricordi di viaggio di una donna dell’800

Lagune, Monti e Caverne

Ricordi dei miei viaggi

Aurelia Folliero de Luna in Cimino

Le meraviglie del mare, che Figuier descrive con tanta eloquente ammirazione, i ghiacci eterni, le cime inaccesse del monti più eccelsi, le vergini foreste del nuovo mondo, come i deserti sconfinati e i campi fiammiferi di Baku , spaventoso campo di morte pel misero viaggiatore, descritti da penne poetiche e veridiche, invogliarono non pochi ai viaggi perigliosi e fornirono argomento e pagine ammirabili alla letteratura descrittiva.

Un piccolo libro; racconti di viaggio di una napoletana di origine spagnola, ben inserita nel mondo culturale dell’800, Venezia e da Napoli in ferrovia a Castellamare, Foggia, Bari e poi su per l’Abruzzo e le Marche. Poi nel Muggello, a Lucca e Montecatini. All’esposizione Universale di Parigi del 1855 e sulle montagne della Svizzera, ed ancora in Lomellina, nel Carso e a Trieste e da li alle grotte di Postumia.

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Osservando, descrivendo, interessandosi alle nuove esperienze educative ed alla situazione della donna e della sua crescita nella società. Moderna, ma paternalista, suffragette, e conservatrice. Una donna dell’alta borghesia dell’800.

Giunsi a Venezia a sera inoltrata. La luna splendeva intera, la notte era fredda e serena. Discesi in gondola e strettami nel mantello dissi ai barcaiuoli di condurmi traverso la città. Eccomi dunque trascorrendo il liquido piano, come in un sogno fra piazze e canaletti, costeggiando calle e fondamenta, ripassando sotto ad archi di ponti sui quali appariva ad intervalli qualche passante tacito e frettoloso. Tratto tratto un Oh! melodioso e sommesso del gondoliere, cui rispondeva sovente un ugual grido, avvertiva nella penombra di stare in guardia per lo svolto della cantonata, ma fuori di ciò il silenzio era profondo, avresti detto una città di fantasmi. A dritta ed a manca intanto mi apparivano forme bizzarre, splendidi palazzi e tuguri a metà cadenti, edifizii d’ogni forma e d’ogni grandezza, diritti, torti, monchi, 1à in fila simmetrica, qui ammonticchiati in pieno disordine; balconcini di legno mezzo logori vicino a terrazzi coronati di archi marmorei, chiese e residenze patrizie in porfido e granito, e bicocche dai tetti di legno tarlati sostenute da puntelli. La gondola scivolava sull’acqua ed il batter uniforme de’ remi parevano alla mia immaginazione esaltata, le pulsazioni lente del cuore della muta città.

Immagine: A. Provost (France, 1855), Palais de l’Industrie Exposition universelle de 1855. Colour lithograph. Musée d’Orsay, Paris.

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