Esplorazioni

Sulla Montagna di ghiaccio

LA SPEDIZIONE DI S.A.R.
il Principe Luigi Amedeo di Savoia
DUCA DEGLI ABRUZZI
AL MONTE SANT’ELIA
(ALASKA)

Filippo De Filippi

“C’è una grande quiete nel pomeriggio luminoso. Il ghiacciaio mormora col fruscio dei piccoli rigagnoli che colano nelle crepaccie, echeggia per il colpo secco di qualche sasso che cade dai seracchi. Si sente come una vita nascosta, una disgregazione, uno sconvolgimento lento, ma continuo, mentre l’occhio non trova che immobilità nella grande massa rappresa, e nulla rivela lo sforzo enorme dei milioni di tonnellate di ghiaccio che lentamente scendono al basso. Il ghiacciaio è tutto coperto di neve; agli orli, i seracchi, sporchi di detriti, formano una linea scura che accenna a morene marginali.”

Uno degli aspetti affascinanti dei libri dell’ottocento che classifico nel gruppo delle “Esplorazioni” è anche il lungo viaggio per giungere al luogo scelto; appaiono infatti descrizioni del mondo di allora, difficili da trovare in altri testi. Due esempi:

“San Francisco è una città graziosissima, pulita, con vie ampie, piene di luce e d’aria. Le opprimenti costruzioni gigantesche di Chicago e di New York sono qui meno frequenti; essendo un centro agricolo, è molto tranquilla, e manca della febbrile attività degli Stati industriali dell’Est. Le parti alte della città, dove la vista spazia sull’Oceano Pacifico e sulla pittoresca baja, sono occupate da centinaia di ville, per la maggior parte costrutte in legno ….”

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“Le acque dell’arcipelago, così solitarie quando le avevamo percorse in giugno, erano ora solcate da un grande numero dì piccoli piroscafi, stracarichi di gente, di cavalli e di merci, che navigavano tutti verso Nord. Era l’emigrazione di tutto un popolo che correva affannosamente e tumultuosamente verso il paese dell’oro, l’Yukon ed il Klondike. Era trascorso poco più d’un mese dacché la notizia delle scoperte di ricchissimi giacimenti nel bacino dell’Yukon era arrivata negli Stati Uniti, e già l’Alaska riempiva di sé le riviste ed i giornali di tutto il mondo. La terra oscura e misteriosa s’era sollevata ad un tratto dal gelo in cui era sepolta, e vedeva accorrere a lei una moltitudine di gente esaltata, ipnotizzata dal miraggio di fortune favolose, con un impeto irresistibile, che né delusioni di compagni, né spettacoli dì caduti sulla lunga e pericolosa vìa valevano a frenare.”

Ma l’avventura e la fatica dell’impresa, sono alla base:

“Siamo tutti alzati a mezzanotte, e, dopo aver bevuto una buona scodella di caffè bollente, formiamo i carichi. Pochi viveri per una giornata, la piccola cucina ad alcool, il barometro a mercurio, due aneroidi, l’igrometro, termometri ad alcool ed a mercurio e le macchine fotografiche. La notte è calmissima, limpida; Venere brilla, pura, sulla vetta del Newton. La temperatura è di — 7,5°. Ci leghiamo in tre carovane. S.A.R. ed il Cagni colle guide Petigax e Maquignaz; poi il Gonella col Croux ed il Botta; ultimi il Sella ed io col Pellissier. Siamo silenziosi, commossi, pieno l’animo della realizzazione del sogno, verso il quale camminiamo da tanti giorni, con desiderio infinito di conquista, attraverso a trepidazioni angosciose, che ci spingevano, nelle ultime tappe, a consultare il barometro e la direzione del vento ogni cinque minuti.”

Immagine: “Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, fotografato durante la spedizione in Alaska”, Vittorio Sella, 1897

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