Otto Venti

Ai greci erano già noti otto venti (Boreas, il Nord; Kaikias, il Nord-Est; Apeliotes, l’Est; Euros, il Sud-est; Notos, il Sud; Lips, il Sud-Ovest; Zephyros, l’Ovest; e Skiron il Nord-Ovest) e generalmente facevano coincidere ogni vento con la direzione da seguire per una particolare rotta. La Torre dei Venti di Atene potrebbe essere considerata un enorme rosa dei venti sulla quale otto creature semidivine indicano ancora oggi le direzioni dei venti.

Plinio, studioso romano ed esperto di navigazione riprese gli studi ellenici e rappresentò una Rosa dei Venti ad 8 punte specifica per i naviganti, traducendo i nomi in latino nel I secolo d.C..

I nomi dei venti che ancora oggi utilizziamo derivano dal fatto che nelle prime rappresentazioni cartografiche la rosa dei venti veniva raffigurata al centro del Mar Ionio oppure vicino all’isola di Malta. Questo divenne pertanto sia il punto di riferimento per indicare la direzione di provenienza del vento, sia delle navi (che anticamente erano spinte solo dai venti portanti).

In quella posizione le navi che provenivano da NE giungevano approssimativamente dalla Grecia, da cui il nome Grecale; da SE giungevano navi provenienti dalla Siria, da cui il nome Scirocco; a SO vi è la Libia da cui il nome Libeccio. Da NO giungevano invece le navi salpate da Roma (Magistra) ed essendo la via “maestra” quella che conduceva a Roma il vento proveniente da Nord-Ovest ha preso il nome di Maestrale.

Ai tempi in cui Venezia era la repubblica marinara dominante nel Mediterraneo orientale, la rosa dei venti era posizionata invece sull’isola greca di Zante. In questo caso la Tramontana proveniva dai monti dell’Albania e la via maestra che dà il nome al Maestrale indicava la via per Venezia.

Infine il nome Ostro, che indica il vento proveniente da sud, deriva dal latino Auster (vento australe).

Soffiate venti, fino a farvi scoppiare le gote.

William Shakespeare, Re Lear.

E fu così che il vento
mi costrinse, a fior
di pelle, irritante umidore,
sotto il dominio di suscettibili
elementi. Ostro, vecchio
teatrante, che fai la voce
grossa di buriana e duri
come brezza, nell’indolenza
del meriggio estivo; e tu,
ammorbante scirocco, che addensi
copiose nubi stitiche
e la salsedine sottocutanea
inietti, fino alle stanche
ossa; mefitico libeccio,
la fragranza della poseidonia
ancora fresca a stento copre
il guasto che produci;
l’accumuli superbo, ma non ti rendi
conto d’essere al servizio
del tracotante maestrale;
sull’uscio che tu apri,
s’insinua il provenzale
e s’appropria del lavoro
che ti è costato, o libico,
la schiena dritta, la nobile figura.
Meglio il levante che gonfia
cielo e mare e le promesse
mantiene; o la tramontana
che taglia facce e gela
umori lavici che non hanno sfogo.
Ma il solo che mi è caro
è il greco dal soffio fresco
e raro, che nelle fredde
ondate siberiane impregna
l’aria di un odor di neve,
di uno scintillìo cristallizzato.

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Wild is the wind

Love me, love me, love me, say you do
Let me fly away with you
For my love is like the wind
And wild is the windGive me more than one caress
Satisfy this hungriness
Let the wind blow through your heart
For wild is the windYou touch me
I hear the sound of mandolins
You kiss me
With your kiss my life begins
You’re spring to me
All things to meDon’t you know you’re life itself
Like a leaf clings to a tree
Oh my darling, cling to me
For we’re creatures of the wind
And wild is the wind
So wild is the windYou touch me
I hear the sound of mandolins
You kiss me
With your kiss my life begins
Daddy, you’re spring to me
All things to meDon’t you know you’re life itself
Like a leaf clings to a tree
Oh my darling, cling to me
For we’re creatures of the wind
And wild is the wind
So wild is the windWild is the wind
Wild is the wind
Wild is the wind


Compositori: Ned Washington / Dimitri Tiomkin
Artista: Nina Simone
Album: Nina Simone at Town Hall
Data di uscita: 1959
Genere: Jazz