Racconti

Nell’estate, il suolo alpino è sonoro

NOVELLE E PAESI VALDOSTANI

di Giuseppe Giacosa

La Val d’Aosta dell’800, le sue montagne, la sua gente, la neve (ma che neve!), il lavoro, la solitudine, la natura, la storia, sono le protagoniste di questa splendida raccolta di racconti pubblicata nel 1886.

Giuseppe Giacosa, autore piemontese nato nel 1847 e morto nel 1906 è famoso soprattutto grazie alla sua collaborazione con Puccini e Illica per la stesura dei libretti di La Bohème (1896), Tosca (1899) e Madama Butterfly (1904) che gli diedero una fama mondiale. Ma la sua attività di librettista nasconde forse ancora adesso una reale e importantissima azione di narratore regionale, attento a sviluppare tematiche valdostane e a stabilire le regole di una letteratura verista allora in piena e rapida diffusione.

La natura giacosiana è una natura eccezionale, non romanticamente antropomorfica ma piena di significati che precedono e commentano l’azione. L’agonia del Rosso, un cacciatore tradito dall’amico nel racconto Storia di due cacciatori è annunziata e commentata dall’arrivo del tramonto sulla montagna

« … Ma il soffio freddo del tramonto era imminente. Egli lo vide salire, correre la vallata come un brivido febbrile. Le foreste se lo comunicavano d’una in altra, i rami verdi scuri degli abeti lontani prendevano un fuggevole riflesso argentino che li lasciava più scuri ed immobili, i fieni diventavano grigi un istante, curvandosi, e si risollevavano più orgogliosi, ed il soffio passava e saliva sempre rapidissimo… Il ferito ebbe un brivido gelido, e poi tornò la calma ridente di prima. Ma il segno era dato ! Quella potente onda di suoni aveva chiuso, come in un crescendo finale, la grande sinfonia diurna; il sole aveva un bel risplendere ancora, la giornata era finita. La crosta del nevaio rassodandosi mandò mille piccoli scricchiolii secchi come scatti di molla, tutte le note allegre dell’acqua tacquero, tutti i rigagnoli stagnarono, la neve mutò la sua mollezza umida in durezza cristallina, e l’aria diventò fredda, tagliente, acerba come un nemico»

Giacosa conduce il suo lavoro narrativo, fa progredire i suoi bozzetti in una direzione intenzionalmente genuina, prova a liberare le sue pagine migliori da una passiva imitazione del bozzettismo siciliano o abruzzese. Le sue esperienze narrative, ancorate nel profondo della realtà valdostana, irrigano la sua opera teatrale, e rimangono ancora oggi sempre vive per la loro vena di autentica poesia. (da: Catherine de Wrangel – Université de Nantes)

Come scrive lo stesso Giacosa: “Novelle senza intreccio, ma così voleva l’intento mio. Nella maggior parte di esse non invento, registro; di alcune potresti tu stesso attestare la verità”.

Ma che bel libro!

Immagine: Leonardo Roda (1868-1933) “Testata della Valnontey (Cogne) Gruppo del Gran Paradiso”

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