Esplorazioni,  Saggistica

Come si morirebbe di noia se il mondo fosse piatto!

Alpinismo

di Paolo Lioy

ATTENZIONE: libro adatto solo agli amanti della montagna!

Più che si sale più si fa grande il silenzio. Cessa ogni fragore di cascate e di torrenti, tace ogni stormire di foglie. I boschi restano sotto, prima quelli a foglie caduche, poi le foreste d’abeti e di larici. Soli i pini cembri che porgevano il legno incorruttibile agli angeli di Brustolon, si spingono oltre all’estremo confine della vegetazione arborea. Gli arboscelli diventano nani.

Spariscono villaggi e capanne e i campicelli coltivati con infinito stento a segala, a orzo, a legumi, e sostenuti contro le frane da ripari di pietre. Spariscono anche gli ultimi ricoveri dei pastori, chiamati nelle diverse valli tabià, casere, alp, malghe, meire, baite, grangie, gias, margherie, vastere. Appena qualche tugurio s’alza isolato presso alle nevi, con le pareti di sassi ammucchiati o di rozzi tronchi, con un pietrone per focolare e con un fascio di fieno per letto. Tacciono i caratteristici ifufu dei mandriani, i jodeln, i kuhreihen, i ranz, vari come gorgheggi d’uccelli. Qualche volta dalle valli sottoposte s’innalzano sibili di pecorai, muggiti e belati d’ultimi armenti, e quando sia smarrita una capra o una mucca, voci lontane che sembra spaventino i silenzi e siano pronunziate da spiriti.

La montagna, prima di arrivare in cima, è un continuo incontro di uomini e donne, di uccelli, marmotte, camosci e stambecchi, di fiori, licheni, di alberi e cespugli, di insetti, di nuvole, lampi, tormente, di rocce, pietre e sassi….

Chi non vi si è trovato, non può immaginare cosa sia la tormenta. Impossibile formarsene idea senza averla vista. Non somiglia a nessun’altra bufera. Spariscono sentieri, spariscono le montagne, il cielo, la terra. Tutto non è più che neve, tutto non è più che vento, vento e neve. Non si sa se questa si rovesci dall’alto o si sollevi dal basso, se il vento scenda dalla cima o soffi da antri o da buche. È un sossopra, un subbuglio. Invisibili bocche di vulcani vomitano neve, vomitano vento, vento e neve. Come se da alveari irritati irrompessero a sciami pungiglioni di vespe invisibili, finissimi aghi feriscono e tormentano il viso, penetrano nel vestito. È una rissa nel caos, una baruffa negli elementi.

E poi c’è l’alpinista che a forza di ugne, di braccia, di gomiti, di ginocchia, di piedi, ed infine la vetta.

Conficcati dei piuoli in un esile spacco della roccia, attaccarono una lunga corda, ne fecero penzolare un’altra dall’alto, e su, come funamboli, sino a uno stretto pianerottolo dove tre furono costretti a fermarsi aspettando in un’aerea garretta. Attaccati alla fune che Maquignaz aveva sospesa più sopra, Alessandro e Gaudenzio salivano salivano a penzoloni sui baratri, scrostando col piccone il macigno e piantando arpioni di ferro, uno alla volta avanzando come mosche sul vetro.

E attraversato un indiavolato ronchione che Maquignaz, sobrio sempre d’epiteti, chiamò il mauvais pas, su per chiodi e per doppie corde, a forza di ugne, di braccia, di gomiti, di ginocchia, di piedi, continuarono ad aggrapparsi per altre strette spianate, per altri greppi sempre più erti….

Un libro unico, non facile. Da leggere con passione ed attenzione e con gli occhi, il tatto, l’udito e la mente rivolti alle montagne; tutte uniche, tutte eguali. Come si morirebbe di noia se il mondo fosse piatto!

Paolo Lioy (1834 – 1911) è stato un naturalista, patriota e politico italiano. Alpinista, è stato Presidente del Club Alpino Italiano (C.A.I.) nel periodo 1884-1890.

www.ottoventi.eu ha pubblicato di Paolo Lioy: In Alto

Immagine: Giovanni Salviati (1889 – 1950) – Tre Cime di Lavaredo

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