Esplorazioni

I naufraghi delle isole Auckland

di François Édouard Raynal

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 1864, la goletta Grafton naufragò sulla costa dell’isola di Auckland, situata a trecento miglia nautiche a sud della Nuova Zelanda. I cinque membri dell’equipaggio riuscirono a raggiungere la terraferma, ma furono presto costretti a sopravvivere in un luogo disabitato e ostile. Durante i venti mesi in cui furono costretti a convivere insieme in quella landa desolata, François Édouard Raynal, uno dei cinque naufraghi, si rivelò essere l’architetto, il fabbro, il sarto, il consigliere e il legislatore dello sfortunato gruppo di naufraghi. Grazie al suo buon senso e al buon carattere dei suoi compagni, questo naufragio divenne un insolito esempio di convivenza umana in condizioni estreme.

Il resoconto scritto da François Édouard Raynal (1830 – 1898), marinaio francese, e intitolato “Les Naufragés, ou Vingt mois sur un récif des îles Auckland”, fu tradotto in inglese come “Wrecked on a Reef”, in italiano come “Il Nuovo Robinson Crusoè, ossia i Naufraghi Delle Isole Auckland.” e così via in molte altre lingue.

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Secondo alcuni letterati del tempo, Jules Verne lesse il racconto di Raynal sul quale basò vagamente il suo romanzo “L’Isola Misteriosa”, e quindi sulla storia vera del naufragio, della sopravvivenza, della privazione e del salvataggio finale.

La storia: “Una piccola barca a vela, con cinque membri d’equipaggio, naufraga in una tempesta, schiantandosi contro le rocce nel porto di Carnley, sull’isola di Auckland, nel gennaio 1864. Con la speranza di essere salvati, sono però isolati in una terra con un clima rigido e poche fonti di cibo. Ma prendendo alcune risorse dall’imbarcazione distrutta, insieme alla loro creatività e perseveranza, riescono a sopravvivere. 

Raynal racconta la storia in modo lineare e, anche se la narrazione è per lo più strettamente basata sui fatti, non si sottrae ad alcuni passaggi letterari. La sua abilità come ingegnere è profonda: inventa un tipo di malta, il sapone, sviluppa soffietti e una fucina, oltre a tentare di costruire una nuova barca. Nel frattempo, Raynal e il capitano, Musgrave, tentano di istruire i loro tre compagni di nave analfabeti.

Si potrebbe sospettare che ci sia della finzione nella narrazione, se non fosse così realistica, autocritica ed anche umile. Inoltre, dai commenti di Christiane Mortelier, che il diario di Musgrave (non tradotto in italiano) corrobora quello di Raynal.

È un racconto interessante ed avvincente, in cui il lettore può entrare in empatia con la posizione dei marinai e ammirare il loro coraggio e abilità.

Immagine: I naufraghi a caccia di foche (incisione di A. de Neuville)

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