Esplorazioni

La seconda spedizione Bòttego

L’Omo

Viaggio d’esplorazione nell’Africa orientale

Narrato da L. Vannutelli e C. Citerni.

Al pari del Nilo, l’Omo (fiume dell’Etiopia lungo 760 km) ha destato alla fine dell’Ottocento notevoli perplessità circa il suo corso e le sue sorgenti. Numerosi esploratori cercarono invano di scoprire il mistero dell’Omo. Vi riuscì infine Vittorio Bòttego nel corso della sua seconda spedizione del 1895-97 in cui l’esploratore italiano trovò la morte. Bòttego raggiunse la valle dell’Omo il 29 giugno 1896 e ne seguì il corso fino alla foce nel lago Turkana (allora chiamato Rodolfo) dopodiché la spedizione risalì il fiume ed il 1º gennaio 1897 entrò nel bacino del Nilo.

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Se siete arrivati a questo testo, è come se aveste aperto un vecchio armadio del bisnonno e trovato al suo interno un libro polveroso, con le pagine ingiallite: leggetelo così com’è, polveroso e con le pagine ingiallite. Siamo in piena epoca coloniale e il fascino dell’esotico, la voglia di tracciare nuove strade e scoprire il corso dei fiumi, si scontra con la violenza nell’incontro fra diverse civiltà, e con gli interessi economici e politici del tempo.

La geografia e l’esplorazione, perdeva parte del suo romanticismo, in un periodo di cambiamenti che travolgevano i protagonisti.

E’ la “Seconda spedizione Bòttego”. Viaggio di esplorazione nell’Africa orientale, sotto gli auspici della Società Geografica Italiana, narrato da L. Vannutelli e C. Citerni.

“Il diciannovesimo secolo fu il secolo dei ricercatori di terraferma.” “La geografia militante, che è succeduta alla geografia mitica, non sembrò in grado di accettare l’idea che sul globo ci fosse molta più acqua che terra. Niente poteva soddisfare il loro senso di congruenza delle cose tranne una distesa enorme di solida terra.” (J. Conrad)

In rosso la prima Spedizione: “Il Giuba esplorato” – In giallo la seconda Spedizione raccontata nel “L’Omo”

La prima spedizione Bòttego è da noi pubblicata e scaricabile al seguente link: Il Giuba esplorato

La tragica fine di Vittorio Bòttego e quella del dott. Maurizio Sacchi imponevano a noi, soli superstiti europei dell’avventurosa campagna, un dovere grato e doloroso ad un tempo: narrare le sorti della impresa geografica che si era chiusa nell’istante medesimo in cui il suo Capo aveva chiuso per sempre gli occhi alla luce.
Il compito superava in vero la misura delle nostre forze: ma il sentimento del grave dovere ci avrebbe sostenuto ove queste avessero fatto difetto.

Un libro crudo, vero, immerso nel suo tempo.

31 dicembre. — Traversata una serie di colline che dal monte Bàngol degradano qui verso il Ganana, scendiamo in una bella, vasta prateria, ove scorre l’Ueb, accampandoci sulle rive di questo, proprio là dove mette foce nel Ganana.
E sulla prateria, ecco apparir belle e grandi antilopi grige e pelose, le quali, poiché noi cerchiamo aggirarle, s’imboscano presso un torrente; ma non si salvano; che noi, cautamente serratele dall’una e dall’altra parte, le cogliamo tra due fuochi, spaurite, e ne uccidiamo due, magnifiche, che ci procurano una buona provvista di carne.

Vittorio Bòttego, Medaglia d’oro al valor militare: «Dimostrò sagacia ammirevole nel dirigere una spedizione scientifico-militare nell’Africa Equatoriale attraverso paesi inesplorati e fra popolazioni ostili e bellicose e spiegò eccezionale coraggio attaccando con soli 86 uomini un nemico forte di circa un migliaio di combattenti e morendo eroicamente sul campo ferito al petto e alla testa da due colpi di arma da fuoco.» – Gobò (Paesi Galla) – 17 marzo 1897

Vittorio Bòttego, è fra i grandi esploratori dell’Africa Orientale

Immagine: Fotografia estratta dal libro originale “L’Omo”

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