Esplorazioni,  Racconti

Nell’estate del 1893 alla ricerca della Weltvergessenheit

Di vetta in vetta

Nelle Dolomiti

da Cortina d’Ampezzo

di Leone Sinigaglia

La stradetta carrozzabile comincia poco sotto la chiesa, e, valicato il Boite, sale serpeggiando per le praterie di Grignes e Lacedel, piega alquanto a sinistra verso il Belvedere di Crepa, attraversando un breve e poetico tratto di foresta, per riuscire poi sul verde piano di Pocòl (1500 m.), ove sorge ora il nuovo «Albergo della Tofana» modesto, ma ben tenuto, con belle camere gaie, situato utilmente per le salite delle cime Croda da Lago, Nuvolau-Averau, e Tofana. Pochi minuti più in alto vi è una piccola osteria: quivi si diparte a sinistra il sentiero che sale per Valle Formin: noi continuiamo il nostro, su per una piacevole foresta di pini, fino a Ciamp Zoppé (vista interessante sull’imponente, liscia muraglia verticale della Tofana di Razes da questo lato), ove, lasciata a destra la via per Falzarego, pigliamo un altro sentiero (accessibile solo alle cavalcature) che attraversa il rio di Costeana per ascender poi con lunghi svolti su d’un ripido pendio coperto da una bella foresta di pini; dopo mezz’ora di erta salita, si riesce, d’un tratto, al vasto e ridente bacino di Averau.

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“Il giorno 1° agosto, colle guide T. Menardi e C. Gorret, mi recai a pernottare a Ospitale (1 ora 1/2 di vettura da Cortina, 20 minuti da Schluderbach), dove c’è un buon albergo, semplice ma assai pulito e discreto nei prezzi. Non ultima attrattiva ne sono – almeno ne erano quando io passai – due leggiadre Ampezzane addette al servizio dell’albergo, molto pittoresche nel loro gentile costume popolano dai vivaci colori.
Alle 3,25 del 2 agosto, con tempo discreto, partivamo dal simpatico luogo, diretti alla nostra punta. Dopo un quarto d’ora di discesa sulla via maestra di Schluderbach, lasciammo questa alla nostra destra e pigliammo il sentiero, in alcuni punti piuttosto ripido, che, serpeggiando qua e là per la foresta, s’innalza su per la solitaria Valle Gotteres. Tratto tratto scorgevamo qualche pecora o qualche vacca sdraiata sull’erba e ancora addormentata nel solenne silenzio della valle, pieno della religiosa attesa dell’imminente alba: al rumore dei nostri passi si svegliavano e ci guardavano attonite, coi grandi umidi occhi indolenti
.”

“Si attraversa prima da sinistra a destra una cengia di pochi metri, poi si sale per un facile e poco inclinato caminetto sino a una piccola piattaforma; di qui, facendo un angolo acuto, si va su dritti per piacevoli e solide roccie e altri facili brevissimi camini, finchè arriviamo al principio del primo «mauvais pas» della Kleine Zinne, il «berühmte Traversiertstelle» dei tedeschi, piegando a N. e ritornando verso la Grosse Zinne. Si tratta di attraversare sopra una strettissima cengia, che in certi punti appena consente il posto alla scarpa, una formidabile parete sopra e sotto quasi verticale o strapiombante, affidati colle mani ad esili sebbene sicuri appoggi. A un certo punto la cengia manca e bisogna contornare, sospesi sull’a picco, strisciando, o meglio appendendosi colle sole braccia, un tratto di roccia sporgente.

Non ci sono parole, se non quelle dell’autore che ad un certo punto racconta:

“Con faticosa salita su per un lungo e ripido pendio erboso arriviamo finalmente, poco prima delle 19, alla Capanna Zsigmondy (2260 m.) assai pittorescamente e originalmente situata a cavaliere d’un solitario poggio, proprio in faccia allo Zwölfer (ndr: Croda dei Toni), in una superba conca che dà un’impressione così potente e profonda di «Weltvergessenheit», per usare la stupenda parola tedesca, quale provai raramente.”

Weltvergessenheit : L’oblio del mondo

Il bellissimo testo del grande musicista Leone Sinigaglia, è stato estratto dal BOLLETTINO DEL CLUB ALPINO ITALIANO – ANNO 1893 – Vol. XXVII. – N. 60 pag. 71 (titolo originale: Ricordi alpini delle Dolomiti)

Immagine: Cortina d’Ampezzo di Edward Harrison Compton 1881-1960

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