Esplorazioni

ALPINISMO NELLE TERRE ESTREME

Ai Monti
Sarmiento nel Cile Australe
Sant’Elia in Alaska

Martin Conway e Filippo De Filippi

“C’è una grande quiete nel pomeriggio luminoso. Il ghiacciaio mormora col fruscio dei piccoli rigagnoli che colano nelle crepaccie, echeggia per il colpo secco di qualche sasso che cade dai seracchi. Si sente come una vita nascosta, una disgregazione, uno sconvolgimento lento, ma continuo, mentre l’occhio non trova che immobilità nella grande massa rappresa, e nulla rivela lo sforzo enorme dei milioni di tonnellate di ghiaccio che lentamente scendono al basso. Il ghiacciaio è tutto coperto di neve; agli orli, i seracchi, sporchi di detriti, formano una linea scura che accenna a morene marginali.”

Uno degli aspetti affascinanti dei libri dell’ottocento è anche il lungo viaggio per giungere al luogo scelto; appaiono infatti descrizioni del mondo di allora, difficili da trovare in altri testi. Due esempi:

“Proprio mentre i ghiacciai dello stesso Monte Sarmiento sembravano schiarirsi, una bufera nera si abbatté cancellandoli, mentre il sole esplose su di noi illuminando i ripidi promontori sporgenti e i luminosi campi di neve dell’Isola Clarence sulla nostra destra. Fu avvistata una canoa che si dirigeva verso di noi, e ben presto ci affiancò. Era fatta di corteccia e pelli, tese su un’armatura di vimini. Trasportava un uomo, due donne e un bambino…” (Martin Conway)

“San Francisco è una città graziosissima, pulita, con vie ampie, piene di luce e d’aria. Le opprimenti costruzioni gigantesche di Chicago e di New York sono qui meno frequenti; essendo un centro agricolo, è molto tranquilla, e manca della febbrile attività degli Stati industriali dell’Est. Le parti alte della città, dove la vista spazia sull’Oceano Pacifico e sulla pittoresca baja, sono occupate da centinaia di ville, per la maggior parte costrutte in legno ….” (Filippo De Filippi)

Ma l’avventura e la fatica dell’impresa, sono alla base:

“Alle 12.15 del mattino seguente (31 dicembre) lasciammo di nuovo la nave — Maquignaz, due marinai e io. Portavamo fucili, poche provviste leggere e gli ordinari attrezzi da montagna. Mentre ci staccavamo dal piroscafo, una canoa indigena scivolò via in silenzio e scomparve nell’ombra della costa. Scoprimmo in seguito che era una delle molte che s’aggiravano nei dintorni, una località pericolosa, come il Capitano Slocum ebbe occasione di scoprire.…” (Martin Conway)

“Siamo tutti alzati a mezzanotte, e, dopo aver bevuto una buona scodella di caffè bollente, formiamo i carichi. Pochi viveri per una giornata, la piccola cucina ad alcool, il barometro a mercurio, due aneroidi, l’igrometro, termometri ad alcool ed a mercurio e le macchine fotografiche. La notte è calmissima, limpida; Venere brilla, pura, sulla vetta del Newton. La temperatura è di — 7,5°. Ci leghiamo in tre carovane. S.A.R. ed il Cagni colle guide Petigax e Maquignaz; poi il Gonella col Croux ed il Botta; ultimi il Sella ed io col Pellissier. Siamo silenziosi, commossi, pieno l’animo della realizzazione del sogno, verso il quale camminiamo da tanti giorni, con desiderio infinito di conquista, attraverso a trepidazioni angosciose, che ci spingevano, nelle ultime tappe, a consultare il barometro e la direzione del vento ogni cinque minuti.” (Filippo De Filippi)

Immagine: “Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, fotografato durante la spedizione in Alaska”, Vittorio Sella, 1897



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