HIMALAYA: LA DIMORA DELLE NEVI
Osservazioni su un viaggio dal Tibet cinese al Caucaso indiano, attraverso le alte valli dell’Himalaya
di ANDREW WILSON
Il capolavoro della letteratura di viaggio ottocentesca che ha svelato l’Himalaya profondo.
Wilson ha scritto “The abode of snow” (1875) per chi non ha mai visto, e forse non vedrà mai, l’Himalaya. Il suo obiettivo è tanto semplice quanto immenso: permetterci di condividere quelle sensazioni che la grandiosità della natura rende quasi impossibili da tradurre in parole. Eppure lui ci riesce, offrendoci una maestosa visione panoramica di vette incontaminate, ghiacciai perenni e spaventose gole che tagliano le montagne più alte del mondo.
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HIMALAYA: LA DIMORA DELLE NEVI
Segui su my maps di Google le tappe del viaggio di Wilson nelle alte valli dell’Himalaya
Ma dietro la titanica imponenza della roccia e del ghiaccio, c’è un elemento ancora più importante che abita e domina ogni pagina di quest’opera: l’uomo nelle sue mille e diverse espressioni. Wilson non attraversa un deserto bianco; attraversa un ricchissimo laboratorio antropologico. Il suo occhio, acuto e penetrante, si posa con straordinaria curiosità sulle culture, sulle religioni e sulle strutture sociali delle popolazioni himalayane.
Con lo stesso vigore con cui descrive un ghiacciaio, Wilson ci mostra la vita quotidiana che si aggrappa a quei pendii scoscesi. Ci introduce nelle case di pietra e fango, ci descrive minuziosamente la foggia degli abiti, i costumi tradizionali e le complesse organizzazioni tribali di frontiera. Non si ferma alla superficie: indaga la spiritualità profonda e i rituali dei lama, ma anche la sorprendente quotidianità dei villaggi, spingendosi a esaminare dinamiche matrimoniali radicalmente diverse dalle nostre – come l’istituto della poliandria – e il ruolo delle mogli e dei nuclei familiari in quelle comunità isolate dal resto del mondo.
La prima cosa che vi colpirà è proprio il flusso delizioso di questa narrazione. Wilson possiede uno stile vigoroso, chiaro, a tratti eloquente, eppure mai ampolloso.
Wilson è un giornalista colto, un osservatore accurato e, inevitabilmente, un figlio del suo tempo — l’apogeo del Raj britannico. Per questo motivo, accanto all’avventura pura e allo studio antropologico, il testo accoglie lunghi brani storici, digressioni burocratiche e dettagliate disamine amministrative.
Quasi 500 pagine (alcune magari da tralasciare se non di interesse) che ti immergono in un mondo sconosciuto e che, quando terminano, ti lasciano gli occhi pieni di immagini ed un senso di nostalgico vuoto per un viaggio terminato.
Questa edizione targata OttoVenti ha scelto di restituire l’opera nella sua forma rigorosamente integrale, includendo integralmente anche i passaggi più ostici e datati. Abbiamo voluto che il lettore avesse a disposizione la totalità del testo, rispettando la complessità della narrazione originale e l’ampio respiro voluto dall’autore.
È d’altra parte la prima traduzione italiana di questo fondamentale libro di esplorazione.
Andrew Wilson (1831–1881).
Studiò alle università di Edimburgo e Tubinga e in seguito visse per un periodo in Italia. Poi si recò in India, dove iniziò la sua carriera di giornalista assumendo la direzione del Bombay Times. Tornato in Oriente nel 1860, diresse per tre anni il China Mail, partecipò alla spedizione a Tianjin dopo la seconda guerra dell’oppio e visitò il Giappone.
All’inizio della Guerra Civile Americana si recò negli Stati Uniti e in seguito trascorse alcuni anni in Inghilterra, durante i quali scrisse per giornali e riviste. Tornato in India intorno al 1873, diresse per un certo periodo il Times of India e la Bombay Gazette .
Nel 1875 Wilson pubblicò il resoconto di viaggio dal Tibet cinese al Caucaso indiano attraverso le valli superiori dell’Himalaya. Il libro si basa su articoli apparsi sulla rivista Blackwood’s Magazine. Una seconda edizione fu pubblicata l’anno successivo. Prima della sua partenza definitiva dall’India, Wilson fece un’escursione nello stato del Kathiawar.
Il suo ultimo contributo a “Blackwood”, scritto nella primavera del 1877, fu una retrospettiva sui viaggi in Africa (“Vent’anni di viaggi in Africa”).
Immagine: originale del libro The abode of snow del 1875 da noi tradotto in italiano
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La Collana Esploratori di OttoVenti raccoglie diari, relazioni e memorie di viaggi memorabili.
Non racconti di conquiste o di record, ma testimonianze di chi ha attraversato il mondo per i motivi più diversi — una missione, un esilio, un lavoro, una scommessa con sé stessi — e ne ha riportato uno sguardo: sui luoghi, sulla gente, sugli usi, sulle difficoltà del viaggiare.
Esploratori nell’anima, prima ancora che nei fatti.



