BOUNTY – UN VIAGGIO NEI MARI DEL SUD
Resoconto integrale del 1792 di William Bligh, comandante del Bounty
di William Bligh
Nell’estate del 1792, un ufficiale della Marina reale britannica di nome William Bligh consegnò all’editore londinese G. Nicol il manoscritto di un resoconto di viaggio. La vicenda che Bligh racconta è diventata, nel corso di due secoli, uno dei miti fondativi della cultura marinara occidentale. L’ammutinamento del Bounty — il tradimento di Fletcher Christian, la scialuppa aperta abbandonata in mezzo al Pacifico, l’isola di Pitcairn dove gli ammutinati sparirono per vent’anni — ha ispirato romanzi, film, opere liriche e innumerevoli reinterpretazioni.
Eppure il testo originale di Bligh, nella sua forma integrale, non era mai stato tradotto in italiano. La traduzione di OttoVenti colma quella lacuna.
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BOUNTY – UN VIAGGIO NEI MARI DEL SUD
William Bligh era stato al servizio di Cook. Nel terzo viaggio, quello del 1776-1780 conclusosi con la morte del capitano alle Hawaii, Bligh era mastro di bordo della Resolution: il responsabile della navigazione, dell’uomo che teneva i calcoli e le carte. Quando nel 1787 gli viene affidato il comando del Bounty — una piccola nave mercantile adattata per trasportare piante di albero del pane da Tahiti alle Indie Occidentali — Bligh porta con sé quella formazione. Il suo resoconto non è la scrittura di un avventuriero: è quella di un osservatore addestrato, abituato a misurare, classificare, annotare.
Il Bounty rimase a Tahiti ventitré settimane, dall’ottobre 1788 all’aprile 1789, in attesa che le piante di albero del pane raggiungessero le dimensioni adatte al trasporto.
Il capitolo XIII — Un ammutinamento a bordo — è di una brevità sbalorditiva. Occupa poche pagine. Bligh viene svegliato prima dell’alba, trascinato sul ponte in camicia, le mani legate dietro la schiena. Christian ha una sciabola, gli altri moschetti e baionette. Le ragioni dell’ammutinamento non vengono spiegate, dibattute, giustificate: semplicemente accadono. Bligh riceve insulti quando chiede spiegazioni. Poi è sulla scialuppa, con diciotto uomini, una bussola, un sestante rotto e provviste per pochi giorni.
Quello che segue è la parte del libro che più ha alimentato la leggenda. La traversata di oltre 3.600 miglia nautiche su una lancia aperta di sette metri, senza carte nautiche, con razioni misurate, dalla prima tappa drammatica all’isola di Tofoa — dove i nativi uccisero uno degli uomini — fino all’arrivo miracoloso a Timor il 14 giugno 1789, quarantasette giorni dopo l’ammutinamento.
Un record di navigazione in imbarcazione aperta che non è mai stato battuto.



