Narrativa

Prigioniero del paradiso

Typee

Un’avventura nelle isole Marchesi

di Herman Melville

Un romanzo di avventura che si trasforma in un vero e proprio trattato di antropologia: con leggerezza, mantenendo saldo il ruolo di narratore, Tom si lascia estasiare dalla bellezza dei luoghi, dalla morbidezza della pelle delle fanciulle typee, dai sapori di certi cibi sconosciuti.

In una bella traduzione del 1931 di Bice Paretto, Typee: A Peep at Polynesian Life, il primo romanzo di H. Melville scritto nel 1846 poco prima della nascita di Paul Gauguin che nacque il 7 giugno 1848 a Parigi.

La scoperta di un Paradiso, del Paradiso dal quale è quasi impossibile fuggire.

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Il confronto tra la società e gli indigeni è implicito e costante: la spontaneità presente sull’isola non ha niente a che fare con le abitudini di agghindarsi e nascondersi sotto vestiti e gemme preziose, per non mostrare mai davvero come si è.

Non esisteva in Typee alcuna di quelle infinite cause d’irritazione che l’ingegnosità dell’uomo civilizzato ha creato per guastare la sua felicità. Non vi erano nè ipoteche, nè protesti cambiari; non conti da saldare; non debiti d’onore; nulla di tutto ciò in Typee. Nè v’era sarto o calzolaio tanto perverso da voler esser pagato; non esistevano uscieri di tribunale, e nemmeno avvocati e procuratori a fomentare le discordie tra i loro clienti, anzichè a placarle; non parenti o noiose conoscenze che si stabiliscono in casa vostra e alla vostra tavola; non vedove senza mezzi, che con la loro numerosa figliolanza muoiono di fame ad onta della fredda carità del prossimo; nessun mendicante; niente prigione per debiti; e meno ancora, nessun orgoglioso e spietato Nababbo; no, nessuna di queste magagne della civiltà esisteva a Typee. O per dirla in poche parole: non esisteva il danaro! Questa «sorgente d’ogni male» non si trovava nella vallata.

In questa remota dimora della felicità non vi erano povere vecchierelle piene di malanni, non crudeli matrigne, non zitelle appassite, non fanciulle malate d’amore, non vecchi scapoli brontoloni, non mariti trascurati, non giovinotti malinconici, non marmocchi piagnucolosi e schiamazzanti. L’ipocondria, la malinconia, il cattivo umore, si erano celate nelle fenditure e negli angoli delle rocce e non apparivano mai alla luce gaia del sole.

Eppure un’ombra continua a impensierire Tom: cosa vogliono davvero da lui?

Immagine: Giardino del Paradiso (Paradiesgärtlein), datata attorno al 1410 del Maestro dell’alto Reno (Oberrheinischer Meister; … – …) pittore anonimo forse tedesco (del 1410 circa).

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