QUADRO della VALSESIA del CANONICO SOTTILE
di Nicolao Sottile
Presentare il Quadro della Valsesia significa raccontare la storia di un popolo che ha trasformato le “convulsioni della natura” in un’occasione di dignità. È un invito a riscoprire una montagna che non è solo silenzio e ghiaccio, ma un luogo dove l’industria umana e la libertà hanno radici profonde quanto i faggi delle sue selve.
Il libro del canonico Nicolao Sottile non è una semplice guida turistica dell’Ottocento; è un atto d’amore politico e filosofico scritto da un uomo che vedeva nelle sue montagne non solo rocce, ma un esperimento sociale di libertà e sopravvivenza.
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Quadro della Valsesia del canonico Sottile
La prima parte dell’opera è definita spesso un gioiello perché Sottile riesce a nobilitare la povertà estrema attraverso la bellezza del paesaggio e la dignità del lavoro.
- L’Eroismo del Quotidiano: Mentre nelle fertili pianure l’uomo si limita a “coltivare”, Sottile osserva con ammirazione che in Valsesia l’uomo “crea”. Descrive con precisione quasi pittorica i contadini che trasportano terra sopra nudi macigni per ricavarne orticelli di pochi palmi, o le donne che, sospese sui precipizi e aggrappate a un cespuglio, sfidano la morte per tagliare un pugno d’erba.
- La Salvezza in un Tubero: Sottile dedica pagine commoventi alla patata (il “pomo di terra”), definendola il “dono prezioso” che ha messo fine a epoche di fame nera, quando le madri morivano con l’erba cruda in bocca pur di nutrire i figli.
- Incontri: Uno dei passi più suggestivi è l’incontro dell’autore con le pastorelle dell’Alpe Moanda. In una grotta che sembra un “albergo delle grazie”. Sottile scopre una generosità pura che non ha mai trovato nei palazzi dei ricchi: giovani donne che gli offrono fiori e ristoro rifiutando sdegnosamente il denaro, perché “esse davano, e non vendevano”.
Una Società Visionaria: L’Uguaglianza Naturale
Sottile propone una riflessione sociologica sorprendente per il 1803. In Valsesia, la durezza dell’ambiente ha prodotto un miracolo sociale: l’assenza di classi.
- Poiché tutti sono costretti a lavorare per non perire, non esiste una nobiltà oziosa contrapposta a una plebe servile.
- Questa “naturale uguaglianza” crea un legame sociale fortissimo, dove nessuno si sente superiore all’altro e vige una vicendevole dipendenza che Sottile preferisce a qualsiasi gerarchia di pianura.
Il Cuore Politico: Una Repubblica tra i Ghiacci
Nella seconda parte, il libro diventa un manifesto di resistenza. Sottile ricorda alle nuove autorità napoleoniche che la Valsesia non è una terra conquistata, ma un territorio che si è dato spontaneamente ai Duchi di Milano nel 1415, firmando patti precisi che garantivano l’autonomia.
- I valsesiani si consideravano “uomini liberi sotto la protezione del Principe”, una sorta di Repubblica montana antica quanto quella di Venezia o della Svizzera.
L’Eredità: L’Antica Via Regia e la Solidarietà
La presentazione non può che chiudersi con il simbolo tangibile della filosofia di Sottile: l’Ospizio Sottile al Colle di Valdobbia.
- Costruito con i propri denari a 2480 metri di quota, l’ospizio sorge lungo l’Antica Via Regia, il sentiero percorso da migliaia di emigranti stagionali che ogni anno lasciavano la valle per cercare fortuna all’estero.
- Sottile non si limitò a scrivere della miseria; edificò un rifugio per evitare che i suoi conterranei morissero sotto le valanghe durante il ritorno a casa per l’inverno.

Nicolao Sottile
Nicolao Sottile nacque a Lione nel 1751 da emigranti Valsesiani originari di Rossa, paesino della Val Sermenza. Si laureò in teologia a Torino nel 1772 e divenne sacerdote celebrando la propria prima messa nel 1774. Dopo essere stato parroco a Valduggia tra il 1781 e il 1787 e segretario del vescovo Bertone di Sambuy venne nominato canonico nel 1793.
Le sue idee, giudicate per il tempo troppo liberali, gli valsero il confino al seminario di Bobbio, ma nel corso dei rivolgimenti politici di quegli anni tornò nel favore delle nuove autorità.
Rimase sempre legato alla Valsesia dove oltre che come canonico operò come benefattore, costruendo un rifugio alpino al Colle di Valdobbia ora a lui dedicato, il Rifugio Ospizio Sottile.
Scrisse numerosi libri tra i quali, nel 1803, il saggio descrittivo della Valsesia intitolato Quadro della Valsesia, al quale seguirono altri testi dedicati ai territori del Piemonte nord-orientale.
Morì il 3 novembre del 1832 ad Ara dopo una breve malattia all’età di 84 anni.
Immagini: quadri ad olio di Lorenzo Delleani (1840 – 1908)
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