Esplorazioni

Cosa diamine passa per la mente d’un bue quando il gaucho grida il suo ahooo!?

L’ARGENTINA
VISTA
COM’E’

Le sciagure di un paese ricco e l’emigrazione italiana.

Reportage del 1901/1902 per il Corriere della Sera

di Luigi Barzini

Pubblichiamo la raccolta delle “lettere argentine”, pubblicate dal Corriere della Sera tra la fine del 1901 e il 1902.

Barzini ci restituisce un quadro affascinante e complesso allo stesso tempo: la ricchezza e la miseria, la crisi economica, i pro e i contro dell’immigrazione, la corruzione, le contaminazioni, la dignità delle persone. Tutto è mirabilmente descritto, con lucidità e passione, da una delle voci più note del giornalismo italiano del XX secolo.

Un libro del 1902 che ci aiuta a capire l’Argentina così com’è e l’immigrazione di oggi nel nostro paese; e son passati 120 anni.

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La partenza: Io non dimenticherò mai la triste partenza di questo vapore che mi trasporta al di là dell’Atlantico; forse perchè anche io, partendo, mi sento un po’ compagno agli emigranti che sono a bordo.

Il fascino:Basta viverla un po’ questa vita dell’estancia per sentirne tutto l’incanto. Non c’è nulla: comodità poche, varietà nessuna, un orizzonte infinito e monotono, un silenzio perpetuo. È che il godimento non viene dai beni presenti, ma dai mali assenti. E un po’ la gioia del perseguitato che si sente libero in un asilo tranquillo — e ogni uomo nel consorzio dei suoi simili è sempre un perseguitato più o meno.

Gli immigrati italiani: “Il loro lavoro è aspro, terribile, sotto al sole torrido. Hanno un salario che può andare dal mezzo peso al giorno fino ai due pesos. Quando il raccolto è cattivo, il salario diminuisce. Quest’anno un numero grandissimo di peoni lavora nelle estancias per il solo cibo, ossia per il permesso di vivere.”

La corruzione: “È ricco; ma potrebbe paragonarsi ad una miniera d’oro in mano a gente inetta e dissipatrice, di una Chartered che sperperi, che amministri in modo disastroso, che sfrutti ciecamente la ricchezza, che faccia dei debiti enormi. Intorno alla miniera d’oro si finirebbe per soffrire la fame. E la fame si soffre ora nell’Argentina.”

La tragica ironia: “due milioni e mezzo di chilometri quadrati, dei quali ottocentomila coltivabili, cento milioni di animali da pascolo e meno di cinque milioni d’uomini; è una ricchezza senza riscontri nel mondo. Tutto il resto appare transitorio; i popoli si modificano, i cattivi governi passano, gli uomini muoiono, e la terra resta con i suoi tesori inesauribili. L’avvenire dell’Argentina è fulgido e sicuro! Correte a prendere i primi posti o folle di emigranti! perchè indugiate? correte presto; e che importa se voi e anche i vostri figli morrete soffrendo prima che si alzi il sipario! Pensate alle future civiltà neo-latine, e correte….”

Immagine: Un gaucho – José, Bouchet (España, Pontevedra, 1848 – Argentina, Buenos Aires, 1919)


Nella nostra biblioteca, un altro affascinante libro di Luigi Barzini:


La Metà del Mondo vista da un’automobile – 1907 – Pechino-Parigi in 60 giorni


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