Audiolibri,  Narrativa

A nave rotta ogni vento è contrario

I Malavoglia

di Giovanni Verga

I Malavoglia non è intrattenimento, non è sentimentalismo, è la cruda descrizione dell’umanità nella sua forma più pura senza sovrastrutture o giustificazioni.

“Soltanto il mare gli brontolava la solita storia sotto, in mezzo ai Fariglioni, perchè il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico.”

E’ la storia di Padron ‘Ntoni, vedovo, che vive presso la “Casa del Nespolo” insieme al figlio Bastiano, detto Bastianazzo, il quale è sposato con Maruzza, detta la Longa. Bastiano e Maruzza hanno cinque figli, in ordine di età: ‘Ntoni, Luca, Filomena detta Mena o Sant’Agata, Alessio detto Alessi e Rosalia detta Lia. Il loro principale mezzo di sostentamento è la “Provvidenza”, la barca più illustre della letteratura italiana, la più vecchia delle barche da pesca del villaggio,

“’Ntoni andava a spasso sul mare tutti i santi giorni, e gli toccava camminare coi remi, logorandosi la schiena. Però quando il mare era cattivo, e voleva inghiottirseli in un boccone, loro, la Provvidenza e ogni cosa, quel ragazzo aveva il cuore più grande del mare.

 Il sangue dei Malavoglia! diceva il nonno; e bisognava vederlo alla manovra, coi capelli che gli fischiavano al vento, mentre la barca saltava sui marosi come un cefalo in amore.

La Provvidenza si avventurava spesso al largo, così vecchia e rattoppata com’era, per amore di quel po’ di pesca, ora che nel paese c’erano tante barche che spazzavano il mare colla scopa. Anche in quei giorni in cui le nuvole erano basse, verso Agnone, e l’orizzonte tutto irto di punte nere al levante, si vedeva sempre la vela della Provvidenza come un fazzoletto da naso, lontano, lontano nel mare color di piombo, e ognuno diceva che quelli di padron ’Ntoni andavano a cercarsi i guai col candeliere.”

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Suoni desueti, polvere e salsedine avvolgono Aci Trezza, nascondendola agli occhi dei più; solo chi davvero lo desidera può trovare la chiave per conoscere la casa del nespolo, l’osteria della Santuzza, la piazza del paese; solo chi lo desidera può avere accesso all’essenza dei dialoghi e alla forza propulsiva di una mentalità che non vuol morire, che vuol difendersi, che non è pronta al futuro.

La chiave va conquistata, non è una merce a basso prezzo; si conquista lasciandosi carezzare dalle parole, osservando ciò che è descritto, senza voler capire, senza voler giudicare.

Allora se con l’umiltà di chi non sa, ma vuol conoscere, ci facciamo largo tra la polvere e l’odore di salsedine, cominciamo a scorgere un paese siciliano, simile a mille altri, di un’epoca lontana, ma sempre attuale e cominciamo ad udire il cicaleccio delle comari, le bestemmie degli avventori, il mormorio del mare.

Le parole si susseguono veloci, le descrizioni precise e attente non lasciano spazio a dubbi, la realtà è descritta per com’è, non ci sono consolazioni, il lettore è solo con le proprie opinioni e deve giudicare e analizzare.

I personaggi sono innumerevoli, ma ognuno ha la sua importanza, ognuno è il tassello di un intarsio, lavorato e levigato per far si che l’opera corale si componga in tutto il suo splendore. (da una recensione di: Silvia Toccafondi)

I Malavoglia, G. Verga – Audiolibro Integrale – Voce Narrante di E. Camponeschi

Immagine: Alexander Ignatius Roche (1861 – 1921) – The Old Fisherman – National Galleries of Scotland.

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