Audiolibri,  Narrativa

Schiuma e fugacità della fatica dell’uomo

La Peste Scarlatta

di JACK LONDON

Romanzo breve pubblicato nel 1912, La peste scarlatta è uno dei grandi testi visionari di Jack London, che qui ancora una volta anticipa temi che, un secolo dopo, diventeranno ossessivi.

La peste scarlatta rappresenta uno dei primi esempi ben riusciti di romanzo distopico ed una delle caratteristiche di questo genere, non è quella di prevedere ciò che accadrà, ma proiettare nel futuro le dinamiche estremizzate del presente.

London dunque ambienta il suo racconto nel 2073, quando la specie umana si è ridotta allo stato primitivo a causa della lontana epidemia scarlatta del 2013. Ormai nessuno, tranne un vecchio, è ancora in vita per raccontarla e quest’uomo, appesantito dagli anni e dalle esperienze, si sente completamente fuori luogo.

Nonostante le enormi difficoltà il vecchio racconta della sua civiltà. Erano tutti tecnologicamente avanzati, prima di quel funesto 2013, e non dovevano tutti procurarsi il cibo da soli. Era facile trovare da mangiare e bastavano pochi adibiti a coltivare o ad allevare animali per nutrire la popolazione. Gli uomini erano tanti, otto miliardi nel mondo stando al censimento del 2010. Ma negli Stati Uniti governavano in pochi, i cosiddetti Grandi Magnati dell’Industria. La società era strutturata gerarchicamente e gli ultimi erano piuttosto sfruttati, mentre la ricchezza stava nelle mani di pochi, cioè coloro che decidevano le sorti del mondo. Ma la civiltà era progredita: c’era amore per la cultura, c’era la filosofia, il progresso tecnologico e scientifico sembravano inarrestabili e si predicavano grandi valori come la libertà e l’uguaglianza. Ma è bastato un niente a distruggere tutto e a smascherare il sistema di questi valori “Fugaci come schiuma“.

Accadde una vera e propria apocalisse per il genere umano, con la comparsa di un morbo che sembrò impossibile da sconfiggere. Il contagio si propagò con una rapidità inaudita, così come veloci a manifestarsi furono i sintomi, tra i quali spiccavano i segni inconfondibili di quella malattia: chiazze rosse su tutto il corpo, motivo per cui venne chiamata Peste scarlatta. La morte era pressoché inevitabile e rapida, perché chi era infetto non sopravviveva per più di qualche ora.

Tutto quello che ha caratterizzato una civiltà di migliaia di anni di storia era scomparso in un attimo e per un niente. L’istinto di sopravvivenza e la lotta di tutti contro tutti avevano portato l’uomo, come in una chiusura ad anello, di nuovo ad una condizione primitiva.

Ma il professor Smith, salvatosi dopo molte vicissitudini, ha comunque conservato dei libri per mantenere viva la memoria delle conquiste di un’umanità cancellata. I libri dunque sono la salvezza della civiltà.

(tasto parzialmente ricavato da una recensione di Francesco Tonelli).

Narrattore E. Camponeschi

Immagine: Soria moria slott – Theodor Kittelsen (1857–1914)

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