Peregrinazioni nelle Dolomiti
Paul Grohmann
Quando Paul Grohmann mise piede per la prima volta tra queste crode nel 1862, le Dolomiti non erano una meta, ma un mistero. Non c’erano rifugi, non c’erano sentieri segnati, e quelle pareti verticali che oggi chiamiamo per nome erano, per il resto del mondo, solo ombre senza nome sulle mappe militari. Paul Grohmann (1838–1908) non fu solo un alpinista; fu l’uomo che diede un’anima e una misura a questo deserto di pietra.
Peregrinazioni nelle Dolomiti (Wanderungen in den Dolomiten), pubblicato nel 1877, non è un manuale. È il testamento di quindici anni passati a inseguire il vento sulle vette e a interrogare il mercurio dei barometri nelle valli.
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Grohmann ci conduce in una terra sospesa nel tempo, dove la valle era il regno dei carrettieri e dei cacciatori di camosci. Tra le sue righe sentiamo il fischio delle prime locomotive in Val Pusteria, il passaggio epocale che avrebbe trasformato per sempre una cultura rurale e isolata nella culla del turismo moderno. È una fotografia preziosa di un’identità alpina ancora intatta.
L’officina dei miti. Prima di diventare icone dell’alpinismo, uomini come Santo Siorpaes, Angelo Dimai e Francesco Lacedelli erano boscaioli e cacciatori che conoscevano i segreti delle rocce per necessità. Grohmann fu il primo a vedere in loro dei professionisti, forgiando il mestiere della Guida Alpina. Questo libro ne documenta l’atto di nascita: la trasformazione di un’abilità locale in un’arte eroica.
La poesia del rigore. C’è qualcosa di epico nel modo in cui Grohmann sfida l’imprecisione delle mappe dell’epoca. Armato di pazienza e strumenti scientifici, corresse le altezze dei giganti — come la Marmolada, che lui stimò correttamente a 3366 metri contro i calcoli errati del catasto. Per Grohmann, la precisione era una forma di rispetto verso la montagna.
La vertigine della “Prima Volta”. L’autore rifugge l’arida esposizione di dati per lasciarsi andare al “colorito paesaggistico”. Leggere i suoi racconti delle prime ascensioni (Tofane, Sorapiss, Tre Scarperi) significa rivivere il brivido di calpestare cime dove, prima di lui, non era mai arrivata l’impronta di uno scarpone. È il piacere del bivacco sotto le stelle, della fatica che si scioglie nel silenzio della vetta.
Immagine: Edward Theodore Compton (1849 –1921) Rifugio Payer all’Ortles.
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