Randagio dei mari
Memorie dei miei primi quattro anni di vita in mare 1869 – 1873
FRANK THOMAS BULLEN
Questo libro non era mai stato tradotto in italiano. Per oltre un secolo, The Log of a Sea-Waif è rimasto confinato nel mondo anglofono, letto e amato da generazioni di lettori britannici e americani, ma sconosciuto al pubblico italiano. Eppure Frank T. Bullen, il suo autore, è l’uomo che scrisse The Cruise of the Cachalot (1898) — considerato da Rudyard Kipling “il miglior resoconto sulle tecniche della caccia alla balena mai scritto” — e che divenne Fellow della Royal Geographical Society, conferenziere celebre e autore di oltre trenta libri.
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Perché questa lacuna? Forse perché The Log of a Sea-Waif è un libro scomodo. Non è un romanzo d’avventura con eroi e cattivi ben definiti. È un documento brutale sulla vita dei marinai comuni nell’Ottocento — quei ragazzi che salivano a bordo a dodici anni e che spesso non arrivavano ai venti. È la testimonianza di un mondo che preferiremmo dimenticare: quello della fame, del freddo, della violenza quotidiana e dell’indifferenza istituzionale verso chi “vive davanti all’albero”.
Tradurlo oggi significa restituire dignità a quella voce. E scoprire che, oltre un secolo dopo, Tom Bullen ha ancora molto da dirci.
C’è un mal di mare, lo sappiamo tutti. Ma esiste anche il suo opposto: un “mal di terra” che si prova dopo una lunga navigazione letteraria. Quel vuoto sottile, quasi un senso di abbandono, che resta quando si chiudono le ultime pagine di un libro che ci ha abitato per settimane. È quello che lascia questo diario di un Randagio dei mari.
Frank T. Bullen aveva dodici anni quando salì per la prima volta a bordo dell’Arabella in una gelida mattina di gennaio del 1869. Ne aveva sedici quando mise piede a terra per l’ultima volta in queste pagine. In mezzo: quattro anni di fame, freddo, violenza, naufragio e apprendistato brutale. Ma anche — e qui sta la magia di questo libro — quattro anni di crescita silenziosa, di dignità conquistata a colpi di cima e di umanità scoperta nei posti più impensati.
Questo non è un romanzo. È autobiografia pura — “la nuda e disadorna verità”, come scrive Bullen stesso nell’ultima pagina. Ogni nave qui nominata è esistita davvero. Ogni capitano, ogni marinaio, ogni tempesta. Il ragazzino che dorme in un gavone simile a una gabbia per conigli, che viene bastonato per aver rubato gallette per un compagno morente, che sopravvive al naufragio dell’Hotspur — quel ragazzino è Bullen stesso.
Frank Thomas Bullen
Frank Thomas Bullen nacque il 5 aprile 1857 a Paddington, Londra, da genitori poverissimi. La sua infanzia fu quella descritta nelle prime pagine di questo libro: apparteneva, come scrive lui stesso, “alla poco nobile schiera degli indesiderati”. Abbandonato dopo la separazione dei genitori, fu cresciuto da una zia. Frequentò brevemente una dame school e la Westbourne School di Paddington, ma a nove anni fu costretto a lasciare la scuola per lavorare come garzone nei docks di Londra.
A dodici anni — nel 1869, esattamente come racconta in queste pagine — suo zio, capitano della nave Arabella, gli offrì un posto come mozzo di cabina. Fu l’inizio di quindici anni di vita marinaresca che lo portarono in ogni angolo del mondo: dai ghiacci del Capo Horn ai mari tropicali, dalle baleniere yankee alle carboniere britanniche, dai clipper da tè alle navi da guerra convertite alla marina mercantile.
Bullen salì tutti i gradini della gerarchia marinara: da mozzo divenne marinaio comune, poi marinaio scelto, infine primo ufficiale. Navigò su ogni tipo di nave, in ogni condizione immaginabile. E attraverso tutto questo — la fame, il freddo, i naufragi, le violenze — coltivò segretamente una passione: la lettura. Ogni porto era un’occasione per visitare musei e biblioteche. Ogni giorno di bonaccia era tempo rubato ai libri.
Nel 1883, a ventisei anni, Bullen lasciò definitivamente il mare. Sposò Amelia Grimwood nel 1878 e nel 1883 trovò impiego come impiegato al Meteorological Office britannico, dove rimase fino al 1889. Erano anni difficili: lo stipendio era modesto, la famiglia cresceva, il mare mancava. Ma Bullen aveva un piano.
Nei ritagli di tempo, tra turni d’ufficio e notti insonni, cominciò a scrivere. Prima articoli, poi racconti. Nel 1898 pubblicò The Cruise of the “Cachalot”: Round the World After Sperm Whales — un resoconto vivido e dettagliato della vita a bordo di una baleniera americana. Il libro fu un trionfo immediato. Rudyard Kipling lo definì “il miglior resoconto sulle tecniche della caccia alla balena che abbia mai letto”. La critica lo acclamò. Il pubblico lo divorò.
A quarant’anni, l’ex mozzo straccione era diventato uno scrittore celebre.
Forte del successo, Bullen lasciò il Meteorological Office e si dedicò interamente alla scrittura. L’anno successivo, nel 1899, pubblicò questo libro — The Log of a Sea-Waif: Being Recollections of the First Four Years of My Sea Life — che raccontava con brutale onestà i suoi primi quattro anni in mare. Fu un altro successo, e inaugurò una carriera prolifica: Bullen scrisse oltre trenta libri in meno di vent’anni, producendo in media un volume l’anno.
Nel 1898 divenne Fellow della Royal Geographical Society (F.R.G.S.) — un riconoscimento straordinario per un uomo che a dodici anni dormiva in un gavone simile a una gabbia per conigli. Divenne anche un conferenziere molto richiesto in tutta la Gran Bretagna, parlando con passione della vita in mare e della necessità di migliorare le condizioni dei marinai mercantili.
Su OttoVenti dello stesso autore:
La crociera del Cachalot – Intorno al mondo a caccia di capodogli
Immagine: Adolfo Guiard (1860-1916) – The Ships Boy
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