Narrativa

Un meraviglioso tuffo nell’800

La leggenda di Gösta Berling

Selma Lagerlöf

“Fra le poche narratrici di grande talento”, o meglio di genio, nessuna, dice Marguerite Yourcenar, può essere messa più in alto di Selma Lagerlöf, “ed è in ogni caso la sola a raggiungere coerentemente il livello di epica e di mito”.

Profondamente legata alla tradizione orale della sua terra, cresce nutrendosi dei racconti della nonna farciti dei miti e delle leggende del mondo del nord, popolato da spiriti della terra e da personaggi eroici.
Selma Lagerlöf è uno dei più vivi esempi dell’arte scandinava per eccellenza: quella del raccontare.

Nata a Mårbacka nel Värmland nel 1858 e morta nel 1940 è destinata a diventare, da maestra elementare, a prima donna Premio Nobel nel 1909 e prima donna a essere nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914.

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La saga di Gösta Berling (tradotta nel nostro caso La leggenda di Gösta Berling) pubblicata nel 1891, ha imposto sulla scena internazionale la visione del mondo scandinava, lo specifico contributo di quelle terre e di quegli uomini all'”anima del mondo”. È una visione questa in cui il concetto di angoscia, un’interiorità esacerbata, il conflitto uomo-donna, una religiosità terribile e dilemmatica, il forte radicamento in una terra di albe e di fiordi, ne costituiscono i temi dominanti.
Una storia di perdizione e redenzione che accetta il male come il bene, le più alte aspirazioni e gli impulsi autodistruttivi come le “passioni dolorose di cuori smarriti”, un mondo illuminato dall’amore e immerso in una natura incantata. È un libro che “brucia”, dice ancora la Yourcenar, di un’immaginazione ardente, uno dei romanzi su cui costruiamo i “castelli imperituri del sogno e della fantasia”.

Immagine: Dancing Fairies (Älvalek) 1866 di August Malmström (Swedish,1829-1901)

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