VAGANDO E DIVAGANDO PER L’ESPOSIZIONE UNIVERSALE
a Parigi con De Amicis e Pardo Bazán
EDMONDO DE AMICIS
EMILIA PARDO BAZAN
Parigi, 1878. Edmondo De Amicis arriva nella città che si sta riprendendo dalla guerra franco-prussiana e dalla Comune, e che ha scelto l’Esposizione Universale come gesto di rinascita. Gira, si perde, osserva. Scrive come parla — con calore, con ironia, con l’occhio di chi sa che il dettaglio vale più della sintesi.
Dieci anni dopo, nel 1889, è Emilia Pardo Bazán a varcare lo stesso spazio, trasformato. La Torre Eiffel è appena nata e divide i parigini. L’Esposizione celebra il centenario della Rivoluzione francese. La scrittrice spagnola arriva con lo sguardo più tagliente, le lettere che manda in patria hanno il ritmo del reportage e il peso del giudizio.
Due viaggiatori, due decenni, una stessa città che cambia pelle. Li accomuna il movimento — il vagare e divagare del titolo — e la curiosità che non si accontenta della superficie. Li distingue il tono: narrativo e affettuoso in De Amicis, analitico e a tratti polemico nella Pardo Bazán. Insieme restituiscono una Parigi doppia, vista da occhi stranieri che non devono nulla alla riverenza.
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Le Esposizioni Universali sono il grande rito della modernità ottocentesca: vetrine del progresso, celebrazioni della tecnica, incontri tra popoli che si scoprono vicini e insieme lontanissimi. Il mondo si sta unificando — ferrovie, telegrafo, commercio globale — e le esposizioni ne sono il simbolo più vistoso. Eppure sotto quella superficie di ottimismo e meraviglia si accumulano le tensioni che mezzo secolo dopo esploderanno in due guerre mondiali. De Amicis e la Pardo Bazán non lo sanno, naturalmente. Ma il lettore di oggi sì, e questo dà alle loro pagine una luce che loro non potevano vedere.
Questo volume li affianca senza mediazioni: prima De Amicis con un testo tratta da “Ricordi di Pargi“, poi la Pardo Bazán con la traduzione di “Al piè de la Torre Eiffel“. Il lettore farà da sé il confronto.
Immagine: 1889 – Universal Exhibition in Paris



